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Posts Tagged ‘google’

Parliamo di Eric Schmidt, ossia nientemeno che il CEO di Google, che ha recentemente parlato in un convegno a Orlando su come sarà il web tra cinque anni. Ora, personalmente non amo i guru e non apprezzo le profezie, pero’ se proprio qualcuno va ascoltato, Schmidt un curriculum lo possiede.

C’è un video ritagliato dall’intero intervento su You Tube (piu’ orientato all’aspetto business ) e pubblicato su Tube Chop (un simpatico sito dove possiamo ritagliare segmenti di video di you tube e condividerli). Dura soltanto sei minuti ma ovviamente è in inglese. Riprendo pero’ una sintesi dell’intervento che ha fatto Read Write Web e che puo’ aiutare l’ascolto.

Secondo Schmidt nell’arco di cinque anni:

  • internet sarà dominato da contenuti in lingua cinese.
  • i ragazzi di oggi sono il modello di come sarà il web in cinque anni. Sono in grado di saltare da una applicazione all’altra senza interruzioni.
  • I computer saranno in grado di fare molto, molto di più rispetto ad oggi.
  • Nell’arco di cinque anni (in realtà Schmidt puntualizza che questo è riferito al mondo occidentale) ci saranno connessioni superiori a 100MB in performance e quindi la distinzione tra TV, radio e web sparirà.
  • Si guadagnerà sul serio con You Tube e tutti i contenuti si indirizzeranno verso il video .
  • L‘informazione in tempo reale (ndr: ad esempio twitter) sarà disponibile esattamente alla stessa stregua delle altre informazioni e vogliamo (google) includerla nei nostri risultati di ricerca.
  • A causa della propensione fondamentale verso i contenuti generati dagli utenti le persone ascolteranno di più le altre persone rispetto alle fonti tradizionali. Come fare poi  il ranking di queste informazioni è la grande sfida. Schmidt crede che Google ce la faccia.

Complimenti. Ai contenuti in cinese davvero non ci pensavo.

P.S. noto da wikipedia che Schmidt prende un salario di un milione di dollari all’anno, che non sono bruscolini. Google guadagna 44 dollari al secondo,  che significa dai 10 ai 20 miliardi di dollari all’anno. (fonte il blog di Luca Mercatanti).  Non sono bruscolini neppure questi.  Alcuni amministratori di mostruose società italiane hanno guadagnano decine di volte tanto per fare fallire ciò che toccavano.

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Se non conoscete le AdWords di Google, vi conviene approfondire velocemente l’argomento prima di affrontare il vero tema di questo post. In realtà tutti quanti conosciamo le AdWords perchè quando facciamo qualsiasi ricerca su Google vediamo comparire i famosi collegamenti sponsorizzati, ossia la pubblicità o come si dice in questo caso keywords advertising. Questo, per Google, è un giochetto da 16,4 miliardi di dollari nel 2007..

Non mi dilungo qui, replicando contenuti, ma consiglio vivamente di guardare l’oggetto di questo post, ossia Google Grants, il programma di pubblicità gratuita per le organizzazioni di Google. Il programma è riservato alle Onlus iscritte al registro dell’Agenzia Unica presso il Ministero e non possono partecipare le organizzazioni che già utilizzano il servizio di AdSense  (un servizio di pubblicità automatica sul proprio sito web).

A Google Grants non ci si iscrive, ma vi si partecipa. Si compila una domanda online, ovviamente, e Google ogni tre mesi pubblicherà la lista delle organizzazioni che hanno vinto il premio. Ma cosa si vince? Semplice. Almeno tre mesi di pubblicità gratuita su Google. Vi pare poco? 

Un ultima raccomandazione. Ad una prima vista il sistema di Adwords potrà sembrarvi complesso ed in effetti in alcuni passaggi non è sempre cosi’ chiaro. Potrete anche trovare in rete una forte discussione sulla reale efficacia della pubblicità su Google, ma la potenzialità, anche per le organizzazioni, è molto alta. Ad Words peraltro vi permette di gestire con molta prudenza i vostri budget: non c’è infatti un obbligo si spesa minima e si possono inpostare anche piccoli budget giornalieri (es: 5 euro) e costi massimi per click sul proprio annuncio anche di dieci centesimi. 

Molte organizzazioni già lo stanno usando (provate a fare una ricerca per “volontariato” o “adozione” e vedrete il risultato) e sarebbe interessante sapere come funziona. Crecheremo di scoprire se ci sono dati disponibili. Nel frattempo, sotto con Google Grants. E’ gratis. 

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Dieci alla cento

Scopro oggi per puro caso, navigando su Digg (fonte inesauribile), un progetto lanciato tanto per cambiare dai soliti signori Google che vale la pena condividere. Si tratta del Project 10/100 (scritto 10 alla centesima), un vero e proprio concorso lanciato da Google che premierà le idee che consentono di aiutare (questa la parola d’ordine) il maggior numero di persone possibili.

La premessa è semplice (copiando dal sito) :   aiutare aiuta tutti quanti, sia chi aiuta sia chi è aiutato. 

Poche regole, chiare, semplici, stile Google. Chi ha una buona idea puo’ postarla su questo sito, ma attenzione entro il 20 ottobre. Poi un advisory board di Google selezionerà le idee migliori e si impegnerà a finanziarle  con 10 milioni di dollari. 

Ci sono pero’ delle categorie all’interno delle quali stare: sono, cosi’ come le elenca Google Community, Opportunity, Energy, Environment, Health, Education, Shelter e un bel Everything else finale che ci rallegra (qualche volta, dicono loro, le migliori idee non si adattano a nessuna categoria).

Per quanto riguarda i criteri di selezione, Google li elenca in modo chiaro e conciso.

  • raggiungibilità: quante persone riguarda questa idea?
  • profondita’: quanto profondo è l’impatto sulle persone? quanto urgente è il bisogno? 
  • ottenibilita’: questa idea puo’ essere sviluppata in un anno o due? 
  • efficienza: quanto semplice e efficace rispetto ai costi e’ la tua idea? 
  • longevita’: quanto durerà la ricaduta della tua idea?

 Tempi stretti pero’, perchè il 20 ottobre Google chiude i battenti.

Volontari, organizzazioni, attivisti: fatevi sotto. Ovviamente se le vostre idee le raccontate anche a You Tube, è molto meglio. Ce ne sono già, basta cercare…

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Metalli di transizione

Non si poteva stare zitti, anche se la notizia ha fatto in mezza giornata il giro del mondo. Parliamo  ovviamente di Google Chrome, il nuovo browser di Sergey Brin e Larry Page, che promette meraviglie e, ad oggi, sembra comportarsi proprio bene.

In un mercato basato su tre colossi (Explorer, con il 72,51% di quota, Firefox col 19,49% e Safari con un dignitoso 6,28%), Chrome entra veloce e silenzioso, portandosi dietro il bagaglio di autorità del soggetto che forse più di qualsiasi altro ha determinato la rivoluzione del web a cui tutti abbiamo assistito nel corso degli ultimi anni.

La comparsa del browser (che ha interessato media pleistocenici come Rai Uno) non poteva che scatenare le feroci analisi di milioni di blogger e tecnici in ogni parte del pianeta. Dopo poche ore dalla nascita già si discuteva di bug,  di troppa  memoria utilizzata (anche se il nuovo browser è l’unico ad avere un comando che rende visibile l’utilizzo della cpu da parte delle schede aperte), di  vulnerabilità nel sistema di autenticazione, di pasticci nel supporto alle Applet Java. Alcuni timori per la privacy erano peraltro fondati ed il cambio dopo poche ore dell’EULA lo dimostra.

Crome pero’ è un open source e chiunque puo’ partecipare ( piu’ o meno) al suo sviluppo e, nella pura filosofia del beta continuo di Google, ha ragione chi lo considera sin dall’inizio un work in progress.

Staremo a vedere. Mi astengo, per competenza, umiltà e opportunità, dall’aggiungere un’ulteriore analisi dei pro e contro di Chrome. Pero’ lo uso da due giorni e devo ammettere che un certo fascino lo esercita. Veloce, pulito nella grafica sino al minimalismo (davvero abbiamo bisogno di superbrowser?), innovativo per alcune soluzioni (lo “sganciamento” completo delle schede e la barra unica di ricerca, ad esempio), Chrome è leggero e amichevole. Basta guardare i fogli del menu’ Opzioni che sono titolati “impostazioni di base”, “Piccoli ritocchi” e “Roba da Smanettoni” per capire che ci troviamo davanti ad un prodotto inevitabilmente accattivante.

Il web è la piattaforma, disse O’Reilly. E se O’Reilly è grande, Chrome forse è il suo profeta.  Provatelo, usatelo, studiate lo stratagemma della “scorciatoia per applicazioni” e ditemi se ho torto.

Se poi avete due minuti, guardatevi questo video promozionale sulla storia della nascita di Chrome.

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