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Archive for the ‘Social Media’ Category

Read Write Web, uno dei piu’ importanti information technology blog, pubblica oggi una bella intervista a Mary Joyce, una indiscussa autorità di cio’ che possiamo chiamare attivismo digitale ( un dato su tutti: è stata la new media operation manager della campagna elettorale di Obama).  La nostra Mary ha appena aperto un nuovo portale, Meta Activism.org, che varrà la pena tenere sott’occhio.

Se poi avete tempo, potete anche guardarvi il blog di Mary Joyce, peraltro dotato di una url molto simpatica (Zapboom!).

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Ci sono molti sistemi diversi disponibili in rete per il file sharing e l’archiviazione dei dati. Dropbox è un sistema intelligente perchè (dopo esserci registrati ovviamente) crea uno spazio sul web e allo stesso tempo una cartella locale sul nostro pc.  Quando spostiamo file in questa cartella, questi si sincronizzano automaticamente con lo spazio a nostra disposizione sul web.

Basterà installare  questa cartella (che si chiama My Dropbox) su tutti gli altri nostri pc o palmari dove ci interessa condividere i file (basta accedere al web e dopo la login scaricare l’esecutivo che la crea), per rimanere sempre sincronizzati.

Di una banalità sconcertante, Dropbox funziona bene. I documenti sono al sicuro, backuppati e disponibili ovunque.

I costi? Gratis sino a 2 Gb, 10 dollari al mese o 99 all’anno fino a 50 Gb, 20 dollari al mese o 199 all’anno sino a 100 Gb.

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Duri a morire

Primaonline , un portale molto ricco di contenuti e sempre attento alle news, pubblica una interessante ricerca sui blog e l’informazione online.

Se date una occhiata ai numeri, vi rendete conto che i blog, nonostante le profezie luddiste di alcuni,  continuano a rappresentare una realtà importante e imponente.

Due dati, cosi’, per incuriosire. Poco meno di due milioni e mezzo di italiani leggono blog di attualità in media almeno quattro giorni alla settimana. I gestori di blog sono 1,2 milioni.  Oltre alla news c’è anche il documento originale della ricerca, in powerpoint (chissà poi perchè).

P.S. buonnatale

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Parliamo di Eric Schmidt, ossia nientemeno che il CEO di Google, che ha recentemente parlato in un convegno a Orlando su come sarà il web tra cinque anni. Ora, personalmente non amo i guru e non apprezzo le profezie, pero’ se proprio qualcuno va ascoltato, Schmidt un curriculum lo possiede.

C’è un video ritagliato dall’intero intervento su You Tube (piu’ orientato all’aspetto business ) e pubblicato su Tube Chop (un simpatico sito dove possiamo ritagliare segmenti di video di you tube e condividerli). Dura soltanto sei minuti ma ovviamente è in inglese. Riprendo pero’ una sintesi dell’intervento che ha fatto Read Write Web e che puo’ aiutare l’ascolto.

Secondo Schmidt nell’arco di cinque anni:

  • internet sarà dominato da contenuti in lingua cinese.
  • i ragazzi di oggi sono il modello di come sarà il web in cinque anni. Sono in grado di saltare da una applicazione all’altra senza interruzioni.
  • I computer saranno in grado di fare molto, molto di più rispetto ad oggi.
  • Nell’arco di cinque anni (in realtà Schmidt puntualizza che questo è riferito al mondo occidentale) ci saranno connessioni superiori a 100MB in performance e quindi la distinzione tra TV, radio e web sparirà.
  • Si guadagnerà sul serio con You Tube e tutti i contenuti si indirizzeranno verso il video .
  • L‘informazione in tempo reale (ndr: ad esempio twitter) sarà disponibile esattamente alla stessa stregua delle altre informazioni e vogliamo (google) includerla nei nostri risultati di ricerca.
  • A causa della propensione fondamentale verso i contenuti generati dagli utenti le persone ascolteranno di più le altre persone rispetto alle fonti tradizionali. Come fare poi  il ranking di queste informazioni è la grande sfida. Schmidt crede che Google ce la faccia.

Complimenti. Ai contenuti in cinese davvero non ci pensavo.

P.S. noto da wikipedia che Schmidt prende un salario di un milione di dollari all’anno, che non sono bruscolini. Google guadagna 44 dollari al secondo,  che significa dai 10 ai 20 miliardi di dollari all’anno. (fonte il blog di Luca Mercatanti).  Non sono bruscolini neppure questi.  Alcuni amministratori di mostruose società italiane hanno guadagnano decine di volte tanto per fare fallire ciò che toccavano.

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Provo, con un certo ritardo, Google Wave, uno strumento di comunicazione e collaborazione lanciato dagli amici di Mountain View nello scorso maggio. Email, messaggistica, condivisione di immagini e video. Il tutto in un unico ambiente web, ossia sul nostro browser.

Cos’è un wave? Usando le parole di Google, un wave è in parti uguali conversazione e documento.Le persone possono comunicare e lavorare insieme con testo (con formattazione), foto, video, mappe e altro.

Un wave è condivisa. Ogni partecipante puo’ rispondere ovunque nel messaggio, editare il contenuto e aggiungere partecipanti in ogni punto del processo. Un playback consente a chiunque di riavvolgere il wave e vedere chi ha detto cosa e quando.

Una wave è dal vivo. Con la trasmissione live mentre si digita, i partecipanti nella wave possono avere una conversazione piu’ rapida, vedere le modifiche e interagire con le estensioni in tempo reale.

Questo in due parole. Ad oggi Wave è ancora in fase di test ma si puo’ partecipare alla grande kermesse semplicemente iscrivendosi sul sito di Google Wave ed attendendo che lorsignori ci invitino, via mail (dobbiamo avere un account di google, ma non dovrei neppure dirlo).

Se volete provarlo, godetevi il video che vi viene postato appena entrati dove il Doctor Wave vi insegna come usare lo strumento indicandovi aree e pulsanti  puntando direttamente il dito nell’ambiente che lo circonda. Imperdibile.

Io mi sono iscritto e dopo due minuti mi avevano già invitato.

Temo sia efficienza, o insolenza, escludo fosse la mia presenza.

A risentirci su questo argomento.

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You tube non profit top ten

Riprendo dal Blog di Valerio Melandri, che a sua volta riprende da Mashable, una selezione di dieci video promozionali di organizzaziooni non profit postati su youtube. Alcuni di loro (come quello dei Nerdfighters o quello sul Darfur ) sono realizzati a costi molto molto bassi.

Vale la pena spenderci qualche minuto. Divertitevi (si fa per dire) con l’ultimo che vi consente di prendere diversi percorsi durante la storia.

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Nojo volevam savuar

Nojo vulevuam savuarGoogle docs ha aggiunto una funzionalità che rischia di rimanere nascosta, se non si va ad esplorare il menu’ Strumenti nella visualizzazione di un file. Si tratta della traduzione automatica, in 42 lingue (cinese compreso), del nostro documento che  in pochi istanti ci viene riproposto con la stessa formattazione e con una scelta che ci invita a sostituire il vecchio documento con il nuovo oppure a salvarne una copia.

Semplice, immediato, estremamente comodo. Ovviamente ogni robot ha i suoi limiti ed il traduttore di google non può riprodurre l’esattezza semantica e grammaticale dell’ingegno umano. Pero’ il risultato, dentro questa parentesi, è notevole. Io lo trovo molto utile ad esempio per capire il senso di documenti in lingue che non conosco minimamente e che talvolta scarico dalla rete.

Condividere, senza barriere di linguaggio. Che bella idea.

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